Intervista esclusiva al fondatore di TAIMU MOTO: milioni investiti in ricerca e sviluppo, sulla via dell’autosviluppo delle moto da fuoristrada cinesi

Ottobre 2026, Chongqing — L’espressione “il nome rispecchia la persona” calza a pennello per Shi Jian, fondatore di TAIMU MOTO. Agire come una roccia, restare sempre fedeli alla propria determinazione iniziale. In un settore della produzione motociclistica pieno di tentazioni di guadagni facili, con una testardaggine quasi ossessiva si è fatto strada a forza, aprendo una via tutta cinese all’autosviluppo delle moto da fuoristrada.

Allo stand di TAIMU MOTO, Shi Jian non sembra un uomo d’affari scaltro, ma piuttosto un “veterano” con una passione sfrenata per le moto e le competizioni. Di solito parla poco, ma in privato gli piace bere qualcosa da solo: di giorno pensa a troppe cose, e la sera, con un po’ di alcol in corpo, è il suo momento di maggiore relax. “Non mi piace ubriacarmi in giro: è uno stato d’animo, ed è anche un modo per scaricare la pressione.”

È proprio questo carattere introverso e tenace a plasmare l’essenza di TAIMU.

La via della ricerca e sviluppo “per testardaggine”: niente soldi dei capitali, si vende casa pur di costruire moto

Nel mondo motociclistico cinese, fare ricerca e sviluppo in proprio è una strada irta di pericoli. Soprattutto quando si vuole costruire una moto da fuoristrada davvero in grado di competere ad armi pari sui circuiti internazionali, non servono solo competenze tecniche, ma anche un flusso continuo di capitali.

Il socio di Shi Jian, Ximi, dice spesso di non riuscire a dormire la notte per le preoccupazioni. Perché dal 2023, pur di insistere sullo sviluppo interno, TAIMU non solo non ha mai prodotto una di quelle “moto a stampo comune” che si vedono ovunque sul mercato, ma in tre anni ha perso oltre 10 milioni. Per mandare avanti l’attività, Shi Jian e Ximi hanno venduto due case a testa.

Durante lo sviluppo si sono fatti avanti dei capitali, sperando di investire. Chiunque altro avrebbe già preso quei soldi per ampliare la produzione e comprare visibilità. Ma Shi Jian ha rifiutato. “Non mi piace usare i soldi degli altri per realizzare i miei sogni. Il capitale è mosso dal profitto: chi entra vuole sicuramente recuperare l’investimento in fretta. Una volta condizionati dal capitale, diventa difficile dedicarsi con serenità a fare bene un prodotto: si snatura.”

Quello che vuole è la voce in capitolo, il controllo sulla perfezione estrema di ogni singolo componente.

Questa sicurezza nasce dalla sua esperienza accumulata negli anni. A 29 anni comprò un mucchio di pezzi al mercato degli accessori moto e si montò da solo la sua prima motocicletta. In seguito divenne pilota di stunt motociclistico, arrivando persino a finanziare di tasca propria delle competizioni. “Perché anch’io sono un pilota, e so quanto sia dura per i piloti.” Ricorda quando organizzò il “Cheng Shin Cup”, il campionato di stunt motociclistico: il premio per il vincitore era di 20.000 yuan in contanti, sul palco della premiazione c’era un tavolo pieno di soldi, con quattro omaccioni a fare la guardia.

“O si fa, o si fa bene: non si può trattare la gente come se fossero mendicanti.”

È proprio questa empatia verso chi va in moto che gli impedisce, quando costruisce moto, di tollerare la regola non scritta del settore secondo cui “una serie di componenti per le gare, un’altra per la vendita”. Pretende che le moto prodotte siano identiche a quelle che scendono in pista.

Un volto cinese al Red Bull: voglio vedere com’è davvero una moto

“Se ci si esalta solo in Cina, non si può dimostrare nulla.” Shi Jian cova da sempre una rabbia dentro. Per decenni le moto da corsa made in China sono state etichettate all’estero come “roba solo per l’apparenza”. Per strappare via quell’etichetta, bisogna portare le moto a fare un giro sui circuiti di massimo livello.

Nel luglio 2026 si è tenuta come previsto la 23ª edizione della Red Bull Romaniacs, la celebre gara di hard enduro. Questa competizione estrema con un tasso di completamento bassissimo ha visto per la prima volta nella sua storia una moto di serie cinese di fabbrica: la TAIMU S300R.

Niente piloti stranieri di grido, niente ammortizzatori da decine di migliaia di yuan: Shi Jian si è presentato con due piloti cinesi e una moto di serie dal prezzo di appena 27.800 yuan. In gara, questa moto è arrivata a entrare nella top 20 della classe Bronze. Quando la moto si è ritirata ed è rimasta ferma a bordo pista, tutti i piloti e i tecnici stranieri le si sono avvicinati: non riuscivano a crederci. I cinesi osano davvero portare una moto cinese di serie alla Red Bull?

“Vincere o perdere non importa, la posizione non importa. Voglio vedere com’è davvero una moto.” Dice Shi Jian che guardare solo i dati in laboratorio è tutta apparenza. “Devo assolutamente sapere quali difetti ha la mia moto. Non voglio che in gara si usi una cosa e che ai clienti se ne venda un’altra: non mi piace fare queste cose.”

Tornato dalla gara, Shi Jian non ha nemmeno smaltito il fuso orario che si è subito tuffato in officina. Modificare il supporto del freno posteriore, aggiornare tutto il sistema di iniezione elettronica, ritoccare la geometria del telaio… perché sa che, se questi problemi emersi sul circuito estremo non vengono corretti, alla fine a pagarne le conseguenze sono i consumatori.

“Com’è in pista, così è la moto che vendiamo ai clienti.” È la più semplice delle convinzioni di un artigiano.

Determinazione incrollabile, moto verso mari e monti

Oggi TAIMU non solo si è consolidata sul mercato interno, ma è riuscita a entrare anche all’estero. La polizia malese ha acquistato le loro moto da fuoristrada per uso di servizio, e la linea di prodotti per tutte le età (dai bambini agli adolescenti agli adulti) è stata completamente sviluppata, procedendo su due fronti, benzina ed elettrico.

Di fronte ai distributori globali, Shi Jian mostra la sua apertura e sincerità. È disposto a offrire servizi di personalizzazione OEM/ODM per aiutare i marchi esteri a crescere; ed è disposto a permettere ai rivenditori di ridurre i rischi con container misti e piccoli ordini di prova. “I fornitori sono disposti a sostenerci perché vedono una speranza. In tutto il Paese forse siamo l’unica piccola azienda che insiste davvero sullo sviluppo interno: se andiamo bene noi, tutti possono vedere la speranza.”

Se tra 10 anni la gente penserà a TAIMU, a cosa penserà? La risposta di Shi Jian è toccante: “Non voglio che si parli di quanto è ricco questo imprenditore o di quanto è grande lo stabilimento. Spero che quando si nomina il signor Shi si pensi a una fabbrica con spirito artigianale. Quando si parla di noi, la gente dica che abbiamo spinto molte tecnologie produttive, facendo crescere tutto il sistema dei fornitori e della produzione; che siamo quelli che osano davvero portare le moto da corsa in pista.”


Il suo nome significa Roccia, la sua determinazione è incrollabile. Sulle impervie piste che portano al palcoscenico mondiale, Shi Jian e la sua TAIMU MOTO stanno spalancando il gas, lanciandosi controvento.